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La schiavitù dei campi estivi

Appena finiscono le scuole, anche settimane prima in verità, ci si incomincia a preoccupare su cosa faranno i nostri figli nel periodo estivo.

Con tutte le mie amiche sia in Italia che all’estero ci diciamo le stesse cose, siamo state ricoperte da offerte di una miriade di costosi campi estivi per i nostri pargoletti. Musica, nuoto, tennis, cucina, giovani esploratori, e chi più ne ha più ne metta.

La mia , 7 anni mi guarda con aria infelice, non ci vuole andare. Io due mesi di vacanze proprio non li ho, anche se sono libera professionista e gli articoli potrei teoricamente mandarli ovunque. Ma due mesi e più chi se li può permettere.

Ammetto che almeno un mese volentieri la manderei. Poi penso, mai io alla sua età non ci andavo. Altri tempi, e forse altre madri…

Altri tempi perché  si poteva scendere nel giardino condominiale e giocare con gli altri bambini ed era sicuro. Eravamo una banda scatenata. Bei tempi, e vendevamo pure i Topolino. Adesso chi si azzarda a lasciarli soli. Altri bambini. Ci accontentavamo di poco, giocare al parco, ora sono tutti viziatelli e si annoiano in due minuti.  E decisamente altre madri, la mia aveva una bella soglia di sopportazione, anche se aveva il lusso di poterci spedire almeno un’oretta a giocare in giardino senza preoccuparsi di non vederci tornare ed appellarsi a Chi l’ha visto?

Certo è un peccato che i tempi siano cambiati in peggio e i nostri figli siano adesso ostaggio di questo stile di vita dove pure la vacanza estiva viene programmata. Ha ragione mia figlia quando dice, che non è vacanza e come andare a scuola. Una generazione di bambini che non avranno tante vacanze spensierate di dolce far niente, essendoci sempre meno nonni disponibili e sempre più genitori “soli” tipo noi che ci spostiamo continuamente per lavoro. Ecco che la cultura dei campi estivi si è espansa a macchia d’olio, come hanno confermato le mie amiche, anche in Italia ed a prezzi ragguardevoli. A pensare che quando ero piccola una mia amichetta che andava in colonia era considerata una bambina sfortunata.

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Ma eravamo tutti così a 17 anni?

Sono appena sopravvissuta ad un due giorni con due 17enni americane ospiti a casa mia. Una era la figlia di amici, una era una sua amica che ci siamo dovuto prendere come “bagaglio” a seguito.

Non avendo doti culinarie eccelse decido di ordinare per pranzo e cena, lasagne, cannelloni, gnocchi e focacce italiane, pensando di fare cosa gradita tanto più che i genitori mi dicevano che ai dormitori del campo estivo il vitto era pessimo.

Dopo aver ricevuto una perentoria telefonata del loro responsabile, che pensava che le andassi pure a prendere, dista almeno 30’di macchina da casa mia… chiedo che siano messe in un taxi e che almeno mi chiamino, visto che l’ultima volta che ho visto la ragazzina aveva 6 anni. Ovviamente silenzio, nessuna telefonata fino a 15’prima di quando dovevano arrivare a casa mia.

Le portiamo a pranzo, ad un  caffè e poi come avvertito, essendo una festività tutti i negozi avrebbero chiuso e non c’era nulla da fare sino all’indomani.

Le 17enni ovviamente avevano pensato bene di ignorarci praticamente tutto il tempo se non lo stretto necessario per far finta di mangiare e rinchiudersi in camera. Non sono neanche salite nella terrazza dell’attico…potevano ignorarci e prendere il sole almeno…

Il giorno dopo sono riapparse a pranzo, rifiutandosi di pranzare, i cannelloni avevano gli spinaci, e insalata, no no!!, e la focaccia troppo italiana… e hanno preteso una bella di ciotola di cereali mentre noi pranzavamo.

Poi dichiarandosi annoiate me le sono dovute trascinare ad un caffè, dove ovviamente ho pagato le consumazioni, e taxi. Sempre con conversazione di una sola delle due, la figlia dei nostri amici, e l’altra non ha praticamente mai aperto bocca, neanche per ringraziare.

Tornate, hanno chiesto uno snack… e poi si sono richiuse fino alle 21:20 quando finalmente ho chiamato un taxi e vai!, che Dio vi accompagni, sono tornate al loro campus. Ho chiesto di chiamarmi quando arrivavano, cosa che ovviamente non hanno fatto.

Queste, sono le teenager di buone famiglia americana, che pagano cifre esorbitanti per venire in Israele. Ragazzini ricchi e viziati che non muovono un dito, che si sono fatti servire, riverire, e non si sono offerti neanche di sparecchiare. Se mi fossi comportata così mia madre mi avrebbe dato un sonoro schiaffone. Ovviamente, questa generazione di super viziati, si permettono di non parlare, di essere musoni, di non mangiare, di camminare scalzi in casa altrui, di dormire fino all’una quando si è ospiti, tanto tutti aspettano…

Ora mi preparo alla venuta dei nipoti di mio marito fra due anni saranno 17enni, americani pure loro, tremo solo all’idea. Essendo “famiglia” se un giorno e mezzo mi è sembrato un secolo, pensate cosa potrebbe essere una settimana! Forse chiederò asilo…

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