Un Appuntamento da non mancare: Alessio Pierro – METAMORPHOSES Vernissage 23.09.2011 Galleria Consorti

Vi voglio segnalare un appuntamento da non mancare. Segnatevi nelle vostre agende le date del Vernissage del pittore, Alessio Pierro [www.alessiopierro.com], uno dei miei preferiti, il 23 settembre 2011 alla Galleria Consorti in Via Margutta 52/a.

La Mostra sara’ aperta fino al 2 Ottobre 2011.

Di seguito il Comunicato Stampa per saperne di più’:

Catalogo

Vernissage: venerdì 23 settembre 2011, ore 18.30

Galleria Augusto Consorti – Via Margutta 52a, Roma

Venerdì 23 settembre, alle ore 18.30, la Galleria Augusto Consorti inaugura l’esposizione personale di Alessio Pierro dal titolo METAMORPHOSES, a cura di Giancarlo Guarnieri e Virginia Blake.

In mostra una decina di opere olio su tela e tavola di grandi e piccole dimensioni, e circa trenta lavori realizzati con inchiostri e pigmenti su carta, dove le “mutazioni di forma” assumono un ruolo dominante e ne sintetizzano la più recente produzione.

Nel nuovo ciclo ritroviamo “La liquidità del suo colore ad olio, le terre calde e cupe, le trasparenze e velature sapientemente cercate ed ottenute. L’atmosfera di reverie che emana dalle sue opere in cui l’ aria, l’ acqua, la terra ed il fuoco ci parlano di un mondo interiore terribilmente legato alla Natura, al corso del tempo, alla durezza del reale e al balsamo che l’ arte porta all’ osservatore attento e sensibile.” (G. Guarnieri). 

“Emergono così misteriose figure antropomorfe dalle inquietanti movenze: teste, mezzi busti o corpi interi che si deformano, colano, esplodono nello spazio. Sono scarnificazioni di fattezze umane, dove le parti corporee si ricompongono in altre forme: scapole che divengono ali, colonne vertebrali che perdono gli arti fluttuando nello spazio, in una tensione in bilico con la disgregazione. Esseri primordiali, dall’ incerta natura e dalle forme mutevoli, espressioni della forza nascosta nell’ intimo dell’animo umano.” (V. Blake).

Alessio Pierro vive e lavora a Roma. Oltre a varie personali, tra le quali MoveArt al Palazzo Barberini di Roma nel 2001 e Alla luce dell’ ombra presentata a Montecarlo nel 2008, ha partecipato a manifestazioni internazionali ed ha esposto in numerose collettive.

ALESSIO PIERRO

METAMORPHOSES

Dal 23 settembre al 2 ottobre 2011

Galleria Augusto Consorti – Via Margutta 52a, Roma

Da lunedì a sabato: 10.30  13.00 – domenica: 10.30  13.00

Tel. +39 06 3614053 – www.galleriaconsorti.itinfo@galleriaconsorti.it

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Il mio 9/11 a New York 10 anni fa

10 anni fa vivevo a New York, Manhattan, sulla Upper East Side, a due blocchi da Central Park in un piccolo e carissimo appartamento vicino alla metropolitana. Mi ero appena trasferita e sposata dopo 5 anni di vita e lavoro in Israele. Un Israele della seconda intifada, violento, cupo, con gli attentatati.

New York, a me romana, mi era sembrata una salutare boccata di smog, e un sollievo dall’incubo del terrorismo. Finalmente, pensavo, potevo prendere gli autobus e metropolitana come una “idiota” senza guardarmi intorno. Al massimo guardarmi il portafoglio.

La prima cosa che si ricorda del 9/11 è che si ricorda tutto, veramente pazzesco, sono rimasta in contatto con una collega e scambiandoci degli email qualche giorno fa, sembravano scritti con la copia carbone di una volta. I minuti sono rimasti scolpiti nella mente di chiunque era a New York quel terribile giorno.

Il 9/11 ero nell’ufficio SPSS, il mio ufficio al sesto piano dell’Empire State Building.

Come tutte le mattine, si controllava la posta, quel giorno avevamo un corso di aggiornamento. Alle 9:00 vedo sul mio PC una breaking news, un piper ha colpito il World Trade Center. Guardo la foto e penso, che il fumo era troppo per essere un piper, e dopo 5 anni in Israele penso automaticamente ad un attentato, anche se non lo dico ai colleghi che infatti non erano minimamente preoccupati dalla notizia.

Erano molto più interessati alla colazione che l’ufficio offriva giornalmente ed infatti erano tutti in cucina, ero io l’unica che guardava le notizie.

Il tempo di raggiungerli e incominciare a bere quella brodaglia di caffè americano ed addentare un begel con lox, che alle 9:15 gli altoparlanti interni annunciano: This is the NYPD evacuate immidetially the building by elevator, repeat …..” Che vuol dire Questa è la NYPD evacuate immediatamente l’edificio tramite ascensori, ripeto ….”

A quel punto, il mio sospetto è diventato certezza, qui stava succedendo qualcosa e se ci volevano fuori immediatamente, come minimo poteva esserci un allarme bomba.

I miei colleghi americani, hanno reagito in modi diversi, fra lo stupore quasi tutti, qualcuno un muto panico, e soprattutto tutti lentissimi.

Io invece ho disobbedito, pensai che stando solo al sesto piano sopra i negozi, quindi più o meno come al decimo, non sarei mai stata in fila con i centinai di impiegati ad aspettare gli angusti, ebbene sì diciamolo, ascensori dell’Empire State Building. Se ci volevano immediatamente fuori, così avrei fatto. Ero sopravvissuta a Israele di certo non mi facevo incastrare a New York in un ascensore, pensai.

Tirai per la manica un giovane collega con la moglie incinta che doveva partorire nella settimana, lo convinsi e ci precipitammo, letteralmente nelle scale di emergenza. Aprimmo, meglio, sbattemmo in faccia ad un povero pompiere la porta antincendio, prendendoci una marea di insulti, ma io mi scusai in perfetto italiano, dicendo, scusi, non capisco!!

Uscimmo 20 minuti prima dei nostri colleghi che arrivarono, quasi tutti, pure senza borse allo Starbucks all’angolo.

Sulla strada c’era un numero impressionante di macchine dei servizi segreti che sfrecciavano verso le torri, ambulanze, pompieri.

Decisi, che il direttore dell’ufficio poteva tornare da solo a lavoro, secondo lui dovevamo aspettare che ci dicevano di tornare in ufficio.

Disobbedii per la seconda volta, con un gruppo di colleghi andammo da Macy’s, da lì si potevano vedere le torri, ambedue a quel punto, immagino verso le 9:45 erano colpite e completamente avvolte in un fumo densissimo e nero.

Io e Linda, una simpatica e tranquilla collega di Long Island decidemmo di non tornare in ufficio. Con un altro collega convincemmo un collega esagitato di Buffalo a non andare verso le Torri, voleva andare ad aiutare le persone ferite!, ma ha tornare in albergo.

Mentre ci incamminammo verso Time Square, ormai certi che fosse un attacco terroristico, mi ricordo ancora che fermai un poliziotto ispanico che sentendo il mio accento italiano lo scambio per ispanico e mi parlò in spagnolo e mi disse che ci stavano attaccando, che eravamo in guerra, il Pentagono, le torri e anche la Casa bianca. Per ore ci fu la voce che anche la Casa Bianca era stata colpita.

Sinceramente rimasi senza parole. Non ero neanche in panico. Continuai a camminare neanche due minuti, poi penso che tutta Manhattan urlò, mi girai automaticamente verso le Torri, saliva verso il cielo quello che posso descrivere come una nube simile in altezza ad un fungo atomico. La gente era scioccata, ma c’era anche qualche deficiente che correva dai negozi di elettronica con le videocamere per immortalare l’attimo. Una delle due torri era crollata.

Vidi un carro di pompieri fermo sulla 5th avenue con loro che piangevano seduti sul marciapiede. Non me lo scorderò mai un pompiere che sembrava un ragazzino, biondino, che singhiozzava seduto per terra. Per loro fortuna non erano arrivati in tempo alle Torri, ma probabilmente avranno sentito tutto con le loro radio.

La gente era, e in questo, solo In Israele ho visto tanta calma dopo gli attentati, calma, un calmo panico, e una totale incredulità.

La polizia incominciò ad evacuare tutti i grattacieli, milioni di persone si riversarono per strada. I taxi sparirono, neanche uno. Gli ultimi autobus imprendibili. Metropolitana chiusa.

La mia collega Linda venne con me a Time Square, mai vista così piena, credo che ci sarà stato un milione di persone, tutti a guardare i maxi schermi, le torri che crollavano, il pentagono in fiamme, non c’era ancora notizia dell’altro aereo, ma si diceva di forse altri aerei dirottati, forse uno diretto su New York.

La gente era muta, nessun urlo, grido di rabbia, qualcuno piangeva, ma pochi ne ho visti.

Decisi di allontanarmi al più presto dal business district, pensando che era proprio il posto sbagliato dove stare. Abitavo sulla E96 and Lexington avevo 60 blocchi verso east da fare con milioni di gente e un attacco terroristico spaventoso in corso, meglio andare via e veloce. Dopo anni in Israele era veramente allucinate che arrivata a New York mi trovavo in questo casino.

Non mi sentii di abbandonare Linda e camminai con lei fino a Penn Station.

Poi cercai disperatamente un telefono, i cellulari non funzionavano più. Vidi una lunga fila ad un telefono, capii che quello funzionava, ovviamente non avevo un quarter, datomi gentilmente da un elegantissimo stock broker.

Mio marito aveva lavorato tutta la notte come correttore di bozze. Quando finalmente arrivò il mio turno, era appena uscito dalla doccia, ed al mio probabilmente isterico, le torri sono cadute, non so come tornare a casa, giustamente, mi ha risposto, se fossi impazzita, non sapendo niente.

La polizia aveva chiuso Manhattan e chiedeva alla gente di andare direzione Nord. Per circa 30 blocchi ho camminato con un gruppo di brokers, uomini e qualche donna, che maledicevano le scarpe con il tacco….Uno per tirare su il morale di tutti ci fece ridere e disse, Nord fino ad un certo punto, mica mi voglio fare rapinare dopo tutto questo!! Guarda come sono vestito! Infatti era proprio elegante.

Ci fermammo sulla 60esima di fronte a Sack Fifth Avenue. Questo gruppo di persone, nessuno viveva a Manhattan, decise di fermarsi lì ed aspettare o alla peggio cercare un albergo, si era fuori dall’area del business district ritenuta più pericolosa. Io dopo aver bevuto qualcosa, ripreso fiato, e ripresami un attimo dallo shock, molti parlavano di una nuova Pearl Harbor, che dopo di questa gli USA sarebbero andati in guerra, e che gli avrebbero spediti all’età della pietra, questi i commenti più comuni delle persone con cui ho camminato, ho ricominciato il mio cammino.

Nel frattempo la mia più cara amica Roberta, che studiava alla Columbia sulla 110 and West, ma abitava a Queens, si diresse a piedi verso casa mia, non potendo tornare a casa.

Io ci misi un’altra ora e trovai mio marito sulle scale del nostro palazzo ad aspettarmi.

Riuscii a chiamare Roberta, che ancora per strada mi disse che prima o poi arrivava. Nel supermercato vicino casa, la gente invece dimostrò il lato irrazionale, fece incetta di pane, latte, acqua e simili. Mio marito che è del Midwest, diceva, mica è un tornado è un attacco terroristico.

Andammo al nostro ospedale di quartiere, Il Lexington Hospital, avevano lettighe e dottori pronti anche sulla strada, ma non arrivava e non arrivò nessuno. Ci dissero che di donazioni di sangue non ne avevano bisogno.

I jet militari volavano su New York.

La sensazione era irreale, si capiva che probabilmente di sopravvissuti non ce ne sarebbero stati molti, forse nessuno. Tutti si aspettava che Giuliani parlasse la sera.

Incontrammo una amica carissima di mio marito, era assolutamente isterica. Ci disse che lei era stata su uno degli ultimi treni della metropolitana che si sono fermati al World Trade Center, la sua fermata per andare a lavoro. Ci disse che quando uscì dalla metropolitana la prima torre era già stata colpita e vide la gente gettarsi dalle finestre. Lei corse dentro la metropolitana, e in lacrime lo disse agli altri passeggeri, che incredibilmente non le credettero che c’erano persone che si gettavano dalle torri. Era completamente devastata. Non sapevamo cosa dire, letteralmente.

Giuliani parlò, non c’erano sopravvissuti. Bush divenne il Presidente di tutti, che guidò una nazione in ginocchio ad una guerra senza fine contro nemici che non rispettano nessun codice e regola.

La sera, anche dove abitavamo incominciarono a vedersi i tristemente famosi volantini con le foto delle vittime, che tappezzarono New York per settimane. Vedemmo anche la famiglia di un manager, credo della Cantor Fitzgerald,  che di fronte alla loro elegante casa di Central Park accendevano le candele di Shabbat vicino al volantino di missing del padre. Purtroppo era nel piano dell’impatto e non tornò.

Il giorno dopo, a Manhattan il vento cambiò, l’odore era insopportabile, un odore mai sentito prima, un odore di morte e che spero di non sentire mai più.

Nei giorni seguenti, la vita ricominciò, i funerali, i volantini di missing, che piano piano diventavano sempre più sbiaditi, le evacuazioni quotidiane del mio ufficio, ormai andavamo a lavoro con le scarpe da ginnastica. Un collega anziano si rifiutò di farle, disse che preferiva morire alla scrivania che di infarto. Un’altra collega si ruppe la caviglia, spinta da un energumeno che la schiacciò sulle scale.

La metropolitana, idem. Insomma, lasciai Israele nel bel mezzo della seconda intifada e mi ritrovai New York nel post 9/11.

La nota più assurda che all’Empire State Building misero un metal detector come all’aeroporto, dove era assolutamente vietato il taglierino. Allora in un edificio di uffici, dove si aprono pacchi, lettere e simili, il taglierino serve no?, Mica si può dirottare un ufficio, no?

La segretaria, ci aveva avvertito, se gli toccavamo il taglierino, acquistato pre 9/11 ci faceva aprire i pacchi con i denti…..

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Ma chi sono quelle sciagurate che scrivono a Parolisi?

Leggo con amarezza ma non stupore, che ci sono decine di donne che scrivono lettere d’amore a Salvatore Parolisi che siede in carcere perché sospettato di avere orrendamente ucciso la propria moglie.

D’altra parte non è il primo caso, migliaia di persone scrivono a imputati e carcerati eccellenti, arrivando anche a sposarli.

Che cosa scatta nella mente di queste persone? Voglia di protagonismo? Ricerca dell’orrido? Come una persona mentalmente sana, può cercare volontariamente il contatto con una persona che siede in cella?

E nel caso di questo Parolisi? La vicenda di per se’ tristissima e sconvolgente, se l’accusato, fosse veramente colpevole, vorrebbero ricevere una lettera di risposta da un potenziale feroce e freddo assassino? Ma non gli tremano i polsi al solo pensiero?

Come si fa a scrivere “ti voglio bene” a uno mai visto e conosciuto e pure sospettato di un efferato delitto? Ma con quali valori vivono queste persone? La vita non è un reality.

Vorrei chiedere a queste persone come possono scrivere lettere del genere. Posso capire avere dei dubbi sull’operato degli inquirenti, errori anche clamorosi possono sempre accadere, ma proclamare amore e ammirazione per una persona sospettata di omicidio, prendere carta e penna, cercare l’indirizzo della prigione, spedire la lettera e magari aspettarsi pure la risposta, è veramente una cosa al di fuori della decenza e dalla normalità.

Continuo a pensare che tutta questa sovra esposizione e informazione, ore ed ore di programmi televisivi, trasformino erroneamente tutti i vari Parolisi, Amanda, Franzoni, Sabrina, Michele, etc. in eroi negativi e tristemente “beniamini” del pubblico. La gente tifa per loro. Ci si dimentica che siamo arrivati a sapere della loro esistenza per fatti di cronaca, cronaca nera, e non dobbiamo fare il tifo, ne’dividerci in fazioni, ma solo aspettare che la giustizia faccia il suo corso, sperando che non ci siano errori.

P.S. Il post è volutamente senza foto: Parolisi, per presunzione di innocenza che ancora per legge gli si deve dare; Melania Rea, che riposi in pace.

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Ma come si affannano a criticare il sarcastico Keanu Reeves

Sono un paio di giorni che dall’articolo sul Guardian e BBC all’ultimo su Repubblica leggo recensioni sulla prima fatica letteraria di Keanu Reeves, Ode to Happines, un libricino illustrato, sarcastico, “dark”, che indulge ironicamente sulle miserie quotidiane, ingigantendole ad arte, ridendoci sopra, e soprattutto dichiarando che la Felicita’ non esiste.

Ah, come si affanno tutti i giornalisti a dire che, non no, sarà l’attore, piagato da sventure personali indicibili, e noto lupo solitario, che vede tutto nero. Che dovrebbero offrirli un ruolo in una commedia romantica con Reese Whiterspoon per tirargli su il morale.

Non è permesso, neanche a un VIP, di essere malinconicamente lasciato in pace. Si deve essere felici per forza.

Felici eh? ma se si agitano cosi’ tanto, Repubblica l’ha bollato psicologia da VIP, non hanno invece paura di un ovvio libricino scritto per scherzo, che dice realisticamente che la felicità non esiste? Veramente, si può dire di essere felici?

Magari contenti, ok, va bene, ma felici 24 ore su 24? Ma neanche un Santo….

Keanu Reeves, avendo raggiunto uno status che i comuni mortali non hanno se ne infischia probabilmente di tutti i rompiscatole che gli dicono di essere felice, di suggerimenti smielati, dei buonisti che vogliono salvare il modo, e che la vita bla bla bla bla, e si gode il suo panino in pace in un parco in perfetta solitudine e silenzio, e migliaia di isterici non dovrebbero fare addirittura un giorno per tirargli su il morale (“Cheer Up Keanu Day” il 15 giugno).

Non avere un sorrisetto falso stampigliato tutto il giorno, postare idiozie sul tuo twitter o facebook, del genere: che bellissima giornata! Amo la vita, sono felice, tanto non ci crede nessuno… dovrebbe essere un diritto sacrosanto.

Anzi quelli che veramente sono deprimenti sono gli ottimisti che vogliono essere sempre felici, quelli che quando gli parli hanno un matrimonio felice, casa perfetta, bimbi belli, sani e intelligenti, la vita è cara ma va bene così, e quando tu pessimista e malinconico dici che la tua vita è incasinata, matrimonio oh Dio mio!!, i bambini ti fanno impazzire, felice? Ma che scherzi? Sentenziano: Si DEVE essere felici, DEVI fare qualcosa!!

Allora, secondo voi chi è veramente l’infelice? Quello che dice che ha una vita felice da pubblicità Spic e Span o il pessimista malinconico che sarcasticamente va avanti?

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Zumba, mambo, latin dance, ma siamo in palestra o a Balliamo con le stelle?

Ho sempre detestato cordialmente la palestra, anche quando avevo la metà dei miei anni e una forma fisica invidiabile, correvo un’ora al giorno e facevo parte di un club agonistico.

Anche allora andavo solo nei giorni di pioggia e forzata dall’allenatore.

Il solo vedere i pesi, treadmills, e cyclette mi faceva venire uno sbadiglio.

Adesso, 20 anni dopo …. 2 bambine e lavori sedentari, ahimè alla palestra non si sfugge.

Ma che depressione! I treadmills, cyclette e pesi sono rimasti, conditi però da salate rette annuali che includono una miriade di lezioni.

Lezioni mirate a chi? Mio marito si è fatto quattro risate, al massimo può andare a fare spinning, e kickboxing visto che è un uomo. Per me si apre l’abisso di Zumba! Latin dance, dreambody (pure questo in salsa sudamericana) Dance and shape (un massacro al cardiopalmo con una indemoniata che urlava mambo!!), improvvisamente tantissimo Pilates in onore di Pippa Middelton immagino, e il noiosissimo yoga….

Una mattina, più annoiata del solito, a pensare di correre i miei soliti 45 minuti armata di iPod, mi sono fatta convincere dal trainer a fare una lezione. Giustamente mi dice, non uso la mia membership ….

Dance and shape mi aspettava al varco ….. io cerco di convincerli che io e il ballo siamo agli antipodi e che sono nata con due piedi sinistri, ma l’istruttrice mi dice, se corri quasi un’ora puoi fare anche questa lezione.

Zumba! Terrificante!!

E così mi sono trovata intrappolata con un gruppo di casalinghe impazzite, impossessate dalla passione per il ballo sudamericano. Musica a tutto volume, e ritmo sincopato di mambo, salsa e chissà cosa per fare pezzo dopo pezzo una mini coreografia, neanche fossimo a ballare con le stelle!!

Ammetto che mi sono divertita, ero così scordinata che era meglio buttarla sul ridere, e sicuramente si fa una bella sudata. L’istruttrice era una argentina che mi ha fatto sentire in un barrio di Buenos Aires per almeno un’ora e la musica non era male. E vedere le tipe tutte prese dalla coreografia è stato impagabile….

Pensavo che fosse solo la mia palestra e solo qui in Israele dove adesso vivo e lavoro, ma no, no, una amica a New York mi ha detto che la follia Zumba e latina imperversa anche là.

Certo che per le persone normali così la palestra diventa una doppia tortura, o ci annoiamo mortalmente o diventiamo ballerini.

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Silvio!! Ci metti sul lastrico se non ti ricandidi!

Caro Silvio, e lo dico sia nella mia divertita veste di blogger che nella mia veste professionale, se nel 2013 abbandoni la scena politica ci lasci sul lastrico!! Ma che scriviamo?

Niente più barzellette, scandali, ex mogli che scrivono letterine ai giornali? Minorenni presunte? Amici pieni di debiti? Su cosa scriveranno migliaia di giornalisti quotidianamente per portare un onesto stipendio a casa? E i blogger satirici, comici? Niente più materiale?

Anche il settore finanziario, non potrà godere di nessun mini scossone dovuti alle bizze dei suoi governi?

No, per favore non si ritiri, rimanga almeno a fare il “Grande Vecchio”, qui si cade nella disperazione più totale.  Alfano proprio non dice niente di memorabile, Maroni Dio ci scampi e liberi, Tremonti, sinceramente è un po’ cattivello ma il cvretino non riuscirà mai a farlo popolare. Letta? Non ci credo neanche se lo vedo come post Napolitano, al massimo si può scrivere su un presunto e sospetto botox…

Silvio, uomo magnanimo e dotato di senso dell’umorismo rimanga in giro, che qui son tutti tristi figuri e non abbiamo niente su cui scrivere!!

P.S.: Almeno lo faccia per mia madre, ha quasi 80 anni, e ancora crede fermamente nella sua innocenza …ai complotti dei “comunisti” e mi zittisce sempre quando ci parlo al telefono…Ma lei alle donne che chi fa!!

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Politicamente scorretto: Cretino!!

Finalmente abbiamo sentito quello che molti pensano da tempo, ed inaugurato una nuova era del politicamente scorretto nella politica italiana. Quando ci vuole ci vuole: Cretino! è entrato prepotentemente alla ribalta come aggettivo per definire un collega di governo!!

E non da un greve deputato, ma da un insospettabile, colto ministro quale Giulio Tremonti che arrivato ad un punto di esasperazione totale non gli è rimasto altro che arrivare a dire ma e’ scemo? cretino? veramente geniale!! erano anni che non mi divertivo tanto a vedere la faccia costernata di un politico per la dabbenaggine estrema di un collega.

La cosa più allucinante e gli altri ministri che assentivano allibiti, e infierivano aggiungendo che neanche lo stavano a sentire al suddetto cretino.

Così offensivo che mi domando quali scuse possano appianare tale umiliazione. Cosa faranno la prossima volta? passeranno direttamente agli schiaffi?

Vero è che era totalmente incomprensibile quello che Brunetta diceva e che Tremonti per una volta tanto oltre alla nota antipatia personale aveva proprio ragione.

Certo che quando Brunetta ha detto che il video era una intercettazione illegale, mentre invece Tremonti ha taciuto ufficialmente, mi è venuto da pensare: Giulio sei tutti noi!!

 

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La schiavitù dei campi estivi

Appena finiscono le scuole, anche settimane prima in verità, ci si incomincia a preoccupare su cosa faranno i nostri figli nel periodo estivo.

Con tutte le mie amiche sia in Italia che all’estero ci diciamo le stesse cose, siamo state ricoperte da offerte di una miriade di costosi campi estivi per i nostri pargoletti. Musica, nuoto, tennis, cucina, giovani esploratori, e chi più ne ha più ne metta.

La mia , 7 anni mi guarda con aria infelice, non ci vuole andare. Io due mesi di vacanze proprio non li ho, anche se sono libera professionista e gli articoli potrei teoricamente mandarli ovunque. Ma due mesi e più chi se li può permettere.

Ammetto che almeno un mese volentieri la manderei. Poi penso, mai io alla sua età non ci andavo. Altri tempi, e forse altre madri…

Altri tempi perché  si poteva scendere nel giardino condominiale e giocare con gli altri bambini ed era sicuro. Eravamo una banda scatenata. Bei tempi, e vendevamo pure i Topolino. Adesso chi si azzarda a lasciarli soli. Altri bambini. Ci accontentavamo di poco, giocare al parco, ora sono tutti viziatelli e si annoiano in due minuti.  E decisamente altre madri, la mia aveva una bella soglia di sopportazione, anche se aveva il lusso di poterci spedire almeno un’oretta a giocare in giardino senza preoccuparsi di non vederci tornare ed appellarsi a Chi l’ha visto?

Certo è un peccato che i tempi siano cambiati in peggio e i nostri figli siano adesso ostaggio di questo stile di vita dove pure la vacanza estiva viene programmata. Ha ragione mia figlia quando dice, che non è vacanza e come andare a scuola. Una generazione di bambini che non avranno tante vacanze spensierate di dolce far niente, essendoci sempre meno nonni disponibili e sempre più genitori “soli” tipo noi che ci spostiamo continuamente per lavoro. Ecco che la cultura dei campi estivi si è espansa a macchia d’olio, come hanno confermato le mie amiche, anche in Italia ed a prezzi ragguardevoli. A pensare che quando ero piccola una mia amichetta che andava in colonia era considerata una bambina sfortunata.

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I Love Kindle!

Sono un po’ una “geek” tutti i possibili aggeggini elettronici li compro. Qualcuno è inutile, altri sono trendy, altri non ne posso fare più a meno.

Viaggiando per anni per lavoro come una trottola ero anche agevolata, riuscivo sempre a comprarli appena uscivano, i duty-free erano il mio terreno di caccia preferito.

Uno di questi, di cui veramente non riesco più a farne a meno ed è praticamente sempre con me, è il mio amatissimo Kindle.

Avida lettrice di tutto, appena ho un momento libero leggo, la mia passione preferita. Saggi, storia, ma anche libri meno impegnati. Poi quando viaggio, ho la mia categoria “libri da aeroporto”, spionaggio e mistery e poi i “libri da spiaggia” gialli e romance, ammetto le mie colpe.

Il bello di Kindle è la scelta smisurata a prezzi irrisori se non gratuiti. Ammetto che avendo ancora la residenza negli USA Kindle praticamente regala agli utenti americani una miriade di libri a costo zero, dai classici ai titoli moderni. 

Una collega, giustamente mi fece notare una cosa non da poco, nessuno sa quello che leggi in Kindle. Niente più copertine, ed infatti stranamente se si vedono i titoli dei libri più scaricati ci sono ai primi posti sempre i classici intramontabili della letteratura ma soprattutto i romanzetti rosa e libri di azione, intere collane che si divorano come caramelle o popcorn.

Tolta la disquisizione sull’abbassamento della qualità dei libri dovuta all’ebook e ereader, li trovo molto comodi e penso che sostituiranno un certo mercato del libro.

Poi penso che chi vuole continuare a comprare bei libri e belle edizioni, continuerà a farlo, e si creeranno mercati di nicchia, come ad esempio la Folio Society, ma per i libri più “leggeri” ritengo che il futuro sia segnato.

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Il Capitano e la Smutandata: Pippa e Harry che accoppiata!

Povera Regina Elisabetta pensava che con l’ultimo matrimonio la Corona inglese potesse risalire nei sondaggi eh! Il bel principino William che si accasa con la communer milionaria Kate e tutti vissero felici e contenti.

Ma no no, ci pensano la rampante Pippa, alias Smutandata e il rosso malpelo Harry detto il Capitano ad agitare le acque.

Fosse mai che la povera Regina dovesse dormire sogni tranquilli e pensare che la sua sciagurata famiglia le possa risparmiare un ennesimo scandalo.

Pensate che coppia, in due non sembrano proprio delle cime di intelligenza. Lui se non fosse un principe sembrerebbe un tipo un po’ orso che cammina alla John Waine. Lei e’ ancora più smaccatamente arrivista e arrogante della sorellina. L’ultima il volo da mille sterline per andare a correre per beneficenza. Più reale di un reale.

Pensate se si sposa il Capitano Harry …. Credo che in mutande ci rimarrebbero i contribuenti britannici.

Prepariamoci ad altre puntate di Pippa e Harry, siamo solo alla prima puntata del Capitano e la Smutandata, che nomignoli di classe non c’è che dire!!

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La vita tragicomica di un “cargiver”

La vita si sa non è mai quella che ci si aspetta, e qualcuno di noi poi è perseguitato dalla sfortuna.

Avete presente la nuvoletta che fa piovere solo sul malcapitato di turno?

Ecco penso che questa dovrebbe essere l’immagine del caregiver, quei milioni di persone che un giorno della loro vita si sono alzate e sono state gettate nelle fauci del sistema medico assistenziale. Non come malati ma come assistenti, coniugi, figli, parenti di chi è malato.

Tolto il dolore e lo choc, di cui una proprio non si riprende, inizia una discesa spesso tragicomica agli inferi. Di botto si DEVE diventare competenti in medicina, perché altrimenti i medici, bistratteranno sia il malato che te.

Si dovranno affilare le armi contro infermiere e segretarie per prendere appuntamenti e prescrizioni, perché poverine si scocciano quando hanno a che fare con i malati veri.

Si scoprirà in anticipo di come i medici spesso e volentieri carichino il caregiver di responsabilità, siamo a scelta i loro alleati, per far funzionare la terapia da loro prescritta, o i loro nemici se ci opponiamo in difesa dei nostri cari.

Incominciamo anche a perdere gli amici. Se parli e sei giù di morale ti dicono ma perché sei depressa! C’è di peggio! Se non parli, l’ovvio, non ci si deve tenere tutto dentro..

Il peggio è l’altra parte tragicomica. Nella fortuna di non avere un cancro o un tumore, ma una malattia cronica e invalidante, magari che non si vede e impietosisce, e beh non attira proprio molte simpatie. E che sarà mai! Si continua a vivere no! Chiedetelo ad un caregiver, quanto sia facile vedersi la vita rivoluzionata, trasformarsi in un paramedico part-time, continuare a lavorare quanto si può e continuare a vivere come prima….

Come si dice anche nella sfortuna si deve essere fortunati, se Angelina Jolie invece dei rifugiati fosse stata promotrice dei diritti del malato e caregiver avremmo pure un fiocco colorato a tirarci su il morale. Invece neanche questo, non buchiamo lo schermo, vuoi mettere un’orda di rifugiati con primo piano di bei bambini, contro malati e caregiver furibondi che la loro battaglia quotidiana è far quadrare i conti e le spese mediche?

La solidarietà invece viene da altri malati, ti dicono come fare per gli appuntamenti, medicine, quale medico evitare come la peste. E da amici e ex colleghi che anche loro sfortunatamente sono malati. Ci sono dei giorni che senza il mio amico D. non so come avrei fatto. Proprio vero, mal comune mezzo gaudio.

Se avete qualche esperienza tragicomica lasciatemela in un commento! Magari ne facciamo una bella collezione e la pubblichiamo online.

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Ma quanto mi sono rotta di essere gentile!

Uff! sono proprio stufa, sempre rotta fino all’inverosimile. Accidenti pure alla mia famiglia che ci ha cresciuti come dei perbenino, educati, corretti e di buone maniere.

Basta che mi vedono, anzi pure che non mi vedono quando sono online, che la mia educazione passa per libero accesso a cercare di fare i galletti.

Poi adesso che vivo all’estero da anni le cose non sono migliorate. Cresciuta a Roma, da non romana, cosa che mi hanno incessantemente ricordato per i miei primi 25 anni appena aprivo bocca, anzi ancora ora se incontro qualche romano… so come difendermi. Bella palestra vi assicuro, i romani non scherzano.

Gli americani, da New York al Midwest sono agghiaccianti, quelli si sentono superiori in virtu’ di essere nati a stelle e strisce. Io li rimanderei a studiare l’inglese…

Adesso poi vivo in Israele, ah …mi domando perché non riescano a fare la pace, sono uguali…. La media è micidiale…. Sono 6 mesi che sto’ combattendo strenuamente per una ristrutturazione banalissima. Mi stanno facendo letteralmente delirare. Ritardi, arroganza ed incompetenza sono veramente da scriverci un libro. Il mio avvocato aveva ragione, dovevo far notarizzare tutto, così gli potevo fare causa. Mi aveva avvertito, “Non hai idea in che cosa ti stai infilando”. L’architetto-amica, dopo l’ennesimo errore, è sparita!, ripago per la seconda volta il pannello elettrico, l’internet dopo la sesta volta, mi sono arresa ed ho chiamato degli ingegneri russi per risolvere il problema.

La cucina è stata un programma, mi stavano installando una cucina che non avevo ordinato e mi volevano anche convincere a prenderla ugualmente. Da due settimane, l’ho ricevuta con un mese e mezzo di ritardo, sentendomi sempre dire, “vengo la prossima settimana”. Ultima chicca il tecnico del gas che mi ha fatto la linea in casa, e che ancora mi deve mandare la ricevuta! dopo 2 mesi, leggo sui giornali siede in prigione arrestato per negligenza in una storiaccia di una fuga di gas che ha provocato vittime e feriti… Immagino che neanche ci pensava minimamente a mandarmela ….

Allora cosa si deve fare? Diventare barbari? Maleducati? Aggressivi? Non salutare? Cosa devo insegnare alle mie figlie? Essere come “noi” o come “loro”?

 

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Oh No! un altro referendum!!

Hanno appena proposto un altro referendum!! Oh no!! Non è possibile! Saremo nuovamente chiamati alle urne, con un dispendio di milioni di euro? Questa volta per abolire il sistema maggioritario. Voluto con un altro referendum, vi ricordate Segni e i Radicali? Quello che tutti abbiamo voluto per abolire la partitocrazia ed avere il maggioritario all’americana?  Adesso dicono che no, non ha funzionato e si deve rifare tutto…si vuole ritornare al vecchio proporzionale, dipinto anni fa come il male di tutti i mali.

I Referendum all'italiana

Va bene che votare è divertente, esprimere le proprie opinioni così spesso è una caratteristica italica, e poi se si “vince” ti regala pure una bella scarica di adrenalina e se si ha il piede ballerino feste in piazza; ma mi domando, cosa li paghiamo a fare i deputati in Parlamento? Non dovrebbero farle loro le leggi?

Tanto si sa come vanno a finire i referendum… I nostri governanti fatta la legge trovano subito l’inghippo. Abolito il ministero dell’agricoltura? Voilà rinato sotto altro nome. Aboliti i sovvenzionamenti ai partiti? Ci sono i rimborsi! Responsabilità civile dei magistrati? Meglio non commentare.

Gli ultimi 4 sono troppo nuovi, non hanno avuto tempo di agire…Ma non si potrebbe fare un referendum per obbligare i parlamentari a lavorare e fare le leggi, così non dobbiamo fare tutti questi referendum che costano una vagonata di soldi pubblici? Ci scommetto che non arriverebbero neanche al numero legale delle firme…

Mah, prepariamoci, facciamo noi il lavoro dei nostri governati e speriamo in bene, al massimo ci sarà qualche ricorso in Cassazione per il possibile quorum.

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Altro che anima, hanno scoperto i geni dell’emicrania!

Questo post, l’ho dedico virtualmente all’ultimo specialista del dolore che in modo scioccante e da vero incompetente mi aveva detto che l’origine delle emicranie era nell’anima.

Io in preda ad uno dei miei periodi no, dove ogni tanto veramente ti arrivano delle mazzate di attacchi di emicrania, le ho detto che l’anima se la cercasse lei, e che io credevo molto più materialmente che fosse a base genetica, vedendone con mano una intera famiglia devastata da attacchi di emicrania fin da tenera età.

Oggi con viva soddisfazione leggo che International Headache Genetics Consortium che raccoglie i ricercatori di 21 centri di USA, Europa e Australia, dopo aver condotto uno studio su 23 mila sfigati come me hanno isolato 3 geni dell’emicrania PRDM16, TRPM8, e soprattutto il LRP1.

L’ultimo, l’ LRP1 è quello che fa partire il dolore dalla nuca alla fronte, un mazzata elettrica di dolore che solo chi ne soffre la può descrivere. Altro che il problema è nell’anima. Mi voleva curare con l’ipnosi. Roba da matti. Tipico medico che soffre, lei sì della sindrome da Semi-Dio. Poveri i pazienti che ci capitano sotto.

Peccato che l’articolo è in italiano, quanto vorrei fare una fotocopia e mandarglielo. Giusto per togliermi la soddisfazione e farle notare che avevo ragione io. Forse mi prendo la briga di cercare l’originale in inglese.

Adesso ho un nuovo medico, sano di mente, che ha sgranato gli occhi allibito all’incompetenza della collega esimia che mi aveva lasciato senza medicine.

Io adesso aspetto che la medicina avanzi e che si inventino qualcosa di nuovo  che ormai i vari triptani sul mercato li ho provati praticamente tutti.

Per la tipa che crede più nell’anima che nella genetica, che dire, spero che incominci a soffrire di emicrania, con aura, nausea e che non risponda ai medicinali e richieda blocchi del nervo… poi ne riparliamo della ricerca dell’anima dopo un paio di attacchi….

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Ma eravamo tutti così a 17 anni?

Sono appena sopravvissuta ad un due giorni con due 17enni americane ospiti a casa mia. Una era la figlia di amici, una era una sua amica che ci siamo dovuto prendere come “bagaglio” a seguito.

Non avendo doti culinarie eccelse decido di ordinare per pranzo e cena, lasagne, cannelloni, gnocchi e focacce italiane, pensando di fare cosa gradita tanto più che i genitori mi dicevano che ai dormitori del campo estivo il vitto era pessimo.

Dopo aver ricevuto una perentoria telefonata del loro responsabile, che pensava che le andassi pure a prendere, dista almeno 30’di macchina da casa mia… chiedo che siano messe in un taxi e che almeno mi chiamino, visto che l’ultima volta che ho visto la ragazzina aveva 6 anni. Ovviamente silenzio, nessuna telefonata fino a 15’prima di quando dovevano arrivare a casa mia.

Le portiamo a pranzo, ad un  caffè e poi come avvertito, essendo una festività tutti i negozi avrebbero chiuso e non c’era nulla da fare sino all’indomani.

Le 17enni ovviamente avevano pensato bene di ignorarci praticamente tutto il tempo se non lo stretto necessario per far finta di mangiare e rinchiudersi in camera. Non sono neanche salite nella terrazza dell’attico…potevano ignorarci e prendere il sole almeno…

Il giorno dopo sono riapparse a pranzo, rifiutandosi di pranzare, i cannelloni avevano gli spinaci, e insalata, no no!!, e la focaccia troppo italiana… e hanno preteso una bella di ciotola di cereali mentre noi pranzavamo.

Poi dichiarandosi annoiate me le sono dovute trascinare ad un caffè, dove ovviamente ho pagato le consumazioni, e taxi. Sempre con conversazione di una sola delle due, la figlia dei nostri amici, e l’altra non ha praticamente mai aperto bocca, neanche per ringraziare.

Tornate, hanno chiesto uno snack… e poi si sono richiuse fino alle 21:20 quando finalmente ho chiamato un taxi e vai!, che Dio vi accompagni, sono tornate al loro campus. Ho chiesto di chiamarmi quando arrivavano, cosa che ovviamente non hanno fatto.

Queste, sono le teenager di buone famiglia americana, che pagano cifre esorbitanti per venire in Israele. Ragazzini ricchi e viziati che non muovono un dito, che si sono fatti servire, riverire, e non si sono offerti neanche di sparecchiare. Se mi fossi comportata così mia madre mi avrebbe dato un sonoro schiaffone. Ovviamente, questa generazione di super viziati, si permettono di non parlare, di essere musoni, di non mangiare, di camminare scalzi in casa altrui, di dormire fino all’una quando si è ospiti, tanto tutti aspettano…

Ora mi preparo alla venuta dei nipoti di mio marito fra due anni saranno 17enni, americani pure loro, tremo solo all’idea. Essendo “famiglia” se un giorno e mezzo mi è sembrato un secolo, pensate cosa potrebbe essere una settimana! Forse chiederò asilo…

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