San Remo il Festival Tecnico
San Remo 2012 è un Festival all’insegna del tecnico….
Hanno avuto un disguido tecnico.
Hanno un presentatore tecnico.
Adesso hanno un commissario tecnico.
A quando le dimissioni tecniche?
O forse una chiusura tecnica anticipata?
Tecnicamente ci starebbe….
AGGIORNAMENTO IN CORSO: Morandi ha detto che anche il televoto e’ tecnico… e Papaleo alla Canalis e Belen che sono pure loro tecniche ….ma allora sono patologici ….
Luca & Paolo hanno finito e io spengo San Remo
L’unica ragione per vedere San Remo sono stati Luca & Paolo.
Adesso che si tengano la loro edizione per di piu’ anche sfigata che sembra uscita dagli anni ’70, con le cariatidi Morandi e Celentano, forse una sconosciuta Ivanka, con il colpo alla cervicale, una marea di artisti malati e pure ricoverati… sara’ anche tempo di crisi ma sembra una gara da ospedale per case di riposo…..
Monti oltre tagliare le Olimpiadi taglia pure San Remo!!
San Valentino: la festa degli illusi?
Pubblicato da Miriam in Varie, Storie di Vita Vissuta, Riflessioni, Satira, Umorismo, cronaca, Israele, Italia, gossip il 14 febbraio 2012
Questa mattina mi sono alzata con il piede sinistro. La mia dolce metà, si fa per dire, ha rotto l’anta dell’armadio della cameretta della bambina e ovviamente non si è neanche degnato di offrirsi riparla. Tanto c’è mastra Geppetta, cioè io, al massimo armata di super colla…
Poi incomincio la giornata di lavoro part-time che ancora mi tengo, mordendomi spesso le mani, e lingua per non mandare al diavolo clienti arroganti, gli ultimi mi chiedevano insistentemente perché’ Home si lasciava Home nel sito in italiano…. Manco parlassimo con E.T, Telefono …Casa …. Telefono …Casa….
Apro un paio di stupidi email e articoli su San Valentino, e sì proprio quello che mi ci voleva….

In tempi di crisi comprate vitamina B6 altro che cioccolatini!!
Dopo più di 10 anni di matrimonio, dicevo fra me e me , ma dove!
E poi vedo sullo schermo un messaggino da Facebook di una amica: …com’era una delle dediche che ci si scambiava sui diari di scuola…? …ah si… “SanValentino è la festa di ogni cretino che crede di essere amato invece rimane fregato”…. ^_^
Wow.. mi sono detta, questa è ancora più nera di me… e i commenti delle altre non erano da meno.
San Valentino? Direi San Illuso, ora che ci penso, non credo di aver mai festeggiato bene San Valentino.
O ero senza papabile vittima, o una volta che avevo uno di cui ero veramente innamorata, non era italiano e incredibile anche israeliano, che non festeggiano San Valentino, quindi Nisba…niente rose rosse, cioccolatini e romanticherie varie…poi con un israeliano del tipo che non parla, figuriamoci….
Poi ci si sposa, e direi che la definizione cinica e lapidaria della amica calza a pennello.
Il massimo è mio marito, che mi chiede, vuoi un regalo? No, non voglio un regalo, voglio qualcuno che ripari l’armadio, mi faccia un regalo senza chiedermelo e non mi faccia perdere la pazienza.
Ma per questo ci vuole ben più di un Santo e nella mia religione di santi non c’è ne sono. Tra parentesi dovrei anche diventare credente quindi ….
Per gli illusi e innamorati ….Buon San Valentino
P.S. Dedicato a J. Si farà quattro risate di sicuro!!
Quelli che sono nati con il gene “ oddio finisce il mondo domani…”
Pubblicato da Miriam in cronaca, Diario, Mamme e bambini, Riflessioni, Satira, Storie di Vita Vissuta, Umorismo, Uncategorized, Varie il 1 febbraio 2012
Ci sono tanti geni, quelli buoni, quelli cattivi e quelli rognosi.
Fra quelli rognosi ci metto quello che molte persone hanno, degli ansiosi, rompiscatole, agitati, che io definisco “oddio, finisce il mondo domani” se non ottengono quello che vogliono, se non hanno il lavoro perfetto, casa, marito, la vacanza progettata fino all’ultimo dettaglio e simili, vanno in palla.
Ahime’ pure mia figlia l’ha ereditato da una schiatta di insolenti rompiscatole, in questo caso lo chiamo il gene R*, ti rompono le scatole fino all’inverosimile finche’ o gli urli come un ossesso, o ti arrendi e fai quello che vogliono.
Io ho invece il gene della “rabbia fredda” pianifico vendette micidiali, che metto a punto quando meno se lo aspettano. Insomma gene bastardo direbbero i miei estimatori…

Festina Lente, questo e' il mio motto
Certo i tipi ansiosi mi urtano i nervi, ma che si agitano….ufffff, sono attorniata da vere e proprie drama queen che diventano ancora più isterici proprio perchè non mi scompongo.
Benedetti geni, dicono che gli opposti si attraggono, smentisco, detesto i miei parenti acquisiti e non isterici, con la figlia temporeggio per amor di sangue, ma ammetto che le scene che sembrano uscite da “addio alle Armi” me le eviterei.
Oltretutto soffro pure di emicrania, mica gli interessa niente a questi tipi che le loro scene madri mi aggravano….
Ma che si agitano, che si agitano …..
Dedicata agli imbecilli che scattano foto con gli Iphone nel bel mezzo di una emergenza
Pubblicato da Miriam in cronaca, Diario, Israele, Mamme e bambini, Riflessioni, Satira, Storie di Vita Vissuta, Umorismo, Uncategorized, Varie il 31 gennaio 2012
Ieri era il compleanno di mia figlia, come regalo mi ha chiesto di andare al cinema. Siamo andati al centro commerciale di dove abitiamo, a Ra’anana una cittadina a 20 minuti da Tel Aviv. Il film che voleva vedere era solo alle 19, e per due ore abbiamo gironzolato allegramente.
Doveva essere una bella giornata. Venti minuti prima del film e con mio marito appena arrivato con la più piccola, ci mettiamo in fila per i biglietti.
Il multisala è al piano dove ci sono tutti i ristoranti fast food e simili.
Un rombo, urla e a 150 metri da noi vediamo un gruppo di persone correre e spostarsi in una nuvola di calcinacci.
Tutti pensano ad un attentato, ma la sicurezza incredibilmente tempestiva dice subito che è crollato una parte del soffitto vicino ad una delle uscite laterali.
Miracolosamente solo due feriti leggeri. Madre e bambino in passeggino.
Nel sollievo e stupore generale, ecco gli imbecilli armati di iPhone e smartphone vari in piedi sulle sedie pronti ad immortalare tutto.
Ma questi ebeti dovrebbero ringraziare la loro buona stella che sono usciti sani e salvi, ed invece eccoli lì tutti sorridenti con in mano il loro telefonino a fare il loro piccolo video pseudo macabro.
Ma che ci fanno? Non si spostavano neanche dall’area….magari poteva ancora cadergli qualcosa in testa no?
E questa non è stata neanche una grande emergenza alla fin fine, se persone hanno fatto video pure quando erano in mezzo ad un naufragio …..ormai all’imbecillità non c’è più scampo…
Io mi sono presa in mano le figlie, non di certo l’Iphone in momento di emergenza, ad ognuno le sue priorità.
P.S. Risparmiatevi commenti sulla falsa riga che i contributi di questi imbecilli sono indispensabili per i media per ricostruire tragedie perché veramente perdo la pazienza siete avvertiti.
Mamma mia, non sarò mica stata un Barbablù?
Pubblicato da Miriam in cronaca, Diario, Riflessioni, Satira, Storie di Vita Vissuta, Umorismo, Uncategorized, Varie il 23 gennaio 2012
Più per noia che altro ogni tanto mi trascino a delle lezioni tenute da una moglie di un rabbino Chabad. Le trovo spesso troppo semplici, ma essendo in italiano e vivendo all’estero se ho tempo le vado a sentire, io l’atea impenitente e miscredente.
Questa signora mi è simpatica, ha un anima bella, pulita, vorrei essere come lei, si vede che ha una vita felice. Io felice non sono mai stata.
L’ultima volta ha detto che in questa vita siamo qui per terminare la “missione” di quella precedente, lo diceva per spiegare disgrazie e simili che capitano nella vita, che accadono inspiegabilmente. Inspiegabile per questa vita, ma come dire prima o poi le cose si pagano…..
Mi domando quindi che accidenti devo aver fatto nella mia precedente vita……perchè in questa proprio non me ne va bene una!
Sono così stanca di vivere sempre secondo quello che vorrebbero gli altri. Prima la mia famiglia….che fra un padre che mi ha dimenticata e abbandonata e il resto che se non facevo a bacchetta quello che volevano o ero automaticamente una idiota o un fallimento, proprio allegra non mi hanno fatto crescere. Come si dice una famigliola calda e amorevole.
Per poi passare ad un marito egoista che vive allegramente tiranneggiato e mantenuto dalla sua famiglia in virtu’ di una rendita economica che lo rende sottomesso e che di converso mi costringe sempre a dovermi imporre per non farmi bistrattare L’ultima mi hanno dato due giorni di tempo per comunicargli le date di accettazione per un stramaledetta riunione di famiglia organizzata in Italia, perché loro poi se ne vanno in crociera, e hanno pure il coraggio di chiedermi le date del mio proseguimento, quando sanno benissimo che non posso di certo permettermi vacanze in alta stagione. Quindi secondo la loro idea geniale mi devo scapicollare ad incontrarli a Venezia per 3 giorni e trascinare le mie povere figlie piccole, nel mezzo dell’estate solo per il piacere di vederli prima che loro partano per la crociera a cui mi sono rifiutata categoricamente di partecipare. A questa riunione DEVO andare…..
Immagino quindi che devo essere stata un serial killer, forse devo avere sterminato intere famiglie e per contrappasso ecco due famiglie infernali! Ah ah, padre snaturato, sorella maggiore genio splendente, suocera psicopatica, cognata con il senso della primogenitura delirante, marito debole e pigro e nonni che non mi hanno mai contata, veramente come se non esistessi. Perbacco! Come si sarebbe scritto un secolo fa! Ma che ho fatto? Che abbia l’anima reincarnata di un barbablù?
Eh sì la cara signora diceva di aver fede, beata lei, io proprio non ci riesco, dopo tutte queste peripezie sono ormai scorata e sconsolata…..neanche pregare a che pro, alla fine se si è predestinati non ho scampo no? Quindi tanto vale rimanere atei risparmiarmi pure altre tribolazioni. Alla fine dovrei essere arrabbiata, mica mi ricordo quello che ho fatto nella vita precedente ….e in questa mi sono altamente rotta di soffrire, potrei volentieri avere una pausa.
Non mi rimane che scribacchiare sul mio inutile blog, grande strumento di tutti i perdenti, ragione per cui sono così popolari…. Almeno qui si riesce a vincere….
Chissà se nella mia prossima vita mi andrà meglio…. Certo che se mi dice ancora sfiga….uff….non sarebbe male nascere del sesso opposto, sposarsi un’orfana, niente parenti acquisiti…..già’ dato come si dice!! Avere un lavoro più decente e una famiglia normale…. Irrealistico eh?
Tacere è più faticoso che parlare
Pubblicato da Miriam in cronaca, Diario, Riflessioni, Satira, Storie di Vita Vissuta, Umorismo, Uncategorized, Varie il 6 dicembre 2011
Ho sempre invidiato le persone che riescono a parlare. Gli impulsivi, quelli che ti dicono tutto in faccia, alla fine si liberano, si alleggeriscono.
Io non ci sono mai riuscita. Nella mia mente riesco a pensare quello che vorrei dire, ma poi non dico, o lo dico in quel modo garbato, gentile, si a volte anche duro e diretto, ma mai impulsivo. Non parlo di getto. Neanche quando perdo la pazienza.
Ma negli anni la vita, come sempre e non solo a me, non è stata gentile, direi il contrario.
E adesso mi pento del mio tacere, del mio calcolato parlare. A volte ironico, ma tanto faticoso. Sì faticoso tacere, molto più che parlare, quanto vorrei, o avrei avuto, invece di pazientemente sentire persone che ho detestato, e a volte detesto, parlare e dire che, NO era proprio insostenibile, e che poco mi importava delle norme sociali, della gentilezza eccetera eccetera.
Ora quasi per contrappasso vivo in un paese dove la gente culturalmente è lontanissima da me, qui per eccesso ti dicono anche in faccia che non gli piaci. A volte, superato lo choc ed a volte anche un certo ribrezzo lo trovo divertente, e penso beati loro che riescono a farlo. Mi domando se alla fine l’egoismo intrinseco di chi ti parla in faccia non sia giusto. Il tacere per non ferire non sia alla fine una ipocrisia imposta culturalmente che prima o poi si paga, da ambo le parti. Per poi arrivare ironicamente al punto che è troppo tardi per parlare.
Ho conosciuto una persona che nascose verità che hanno condizionato negativamente la vita di chi gli era vicino. Confrontato e messo davanti alle sue bugie, ha semplicemente detto che aveva taciuto, non aveva mentito.
Diversi tipi di tacere, chi per paura, chi per educazione, qualche volta anche per noia…. A me capita di tacere per noia…. Non ho nulla da dire perché le persone o le cose intorno a me mi annoiano mortalmente. Quando vedo le madri alle riunioni scolastiche di mia figlia, ah lì proprio un bel tacere, ma pur sempre faticoso, l’uomo è pur sempre un animale sociale, ma parlare con chi? E su cosa? Ma anche li’ non riesco ad esimermi da un cortese sorriso e cenno del capo, anche se molto meno ultimamente, visto che tanto i locali fanno spesso tremare i polsi, ed essere educati e’ un vero spreco.
Parlavo qualche mese fa con un fotoreporter appena arrivato, molto piu’ giovane ed ancora idealista, ma riuscivo a cogliere lo stesso sottile orrore di trovarsi non solo straniero, ma si capiva anche con una educazione diversa, mi parlava dei suoi colleghi letteralmente di mezzo mondo, dei “locali”, e pensavo un altro…. Un altro che usava splendide parole per descrive la realtà, chissà magari sarà più fortunato di me …
A volte penso che sono nata nel secolo sbagliato, i romanzi epistolari sono fra i miei preferiti, e pur non avendo mai tenuto un diario, mancandomene la costanza, penso che un secolo dove le persone si scrivevano più che parlare era probabilmente più per me. Ma si sa il destino è una donna capricciosa e beffarda …e io generalmente vado d’accordo più con gli uomini …..
…e adesso buon digiuno ….
Pubblicato da Miriam in Diario, Israele, Satira, Storie di Vita Vissuta, Umorismo, Uncategorized, USA, Varie il 7 ottobre 2011
Shana Tova da Blog Semi Serio di Miriam!!
Pubblicato da Miriam in cronaca, Diario, Israele, Satira, Storie di Vita Vissuta, Twitter, Umorismo, Uncategorized, Varie il 28 settembre 2011
Da oggi in poi non si scrive, si rettifica!
Pubblicato da Miriam in Diario, Italia, Politica, Riflessioni, Satira, Storie di Vita Vissuta, Umorismo, Uncategorized, Varie il 27 settembre 2011
Il Blog Semi Serio di Miriam Comunica ai sui gentili lettori che nel maulagurato caso di approvazione della legge “bavaglio”, non possedendo i 12.000 Euro di penale in fondo cassa che come una spada di Damocle pendono sul capo di ogni blogger nel caso non pubblichi una rettifica entro 48 ore, Dio non voglia che il mio computer vada KO, un blakout, un bel virus, un email nello spam, etc… Medito seriamente su due opzioni, il primo di non scrivere sugli Italiani, il secondo ripassarmi il verbo rettificare.
Per adesso meditando vendetta, sono sul ripasso del verbo rettificare:
Io Rettifico
Tu rettifichi
Egli rettifica
Noi Rettifichiamo
Voi Rettificate
Essi Rettificano
La futura vendetta dei figli dei genitori-nonni
Pubblicato da Miriam in cronaca, gossip, Italia, Mamme e bambini, Riflessioni, Salute, Satira, Umorismo, Uncategorized, Varie il 24 settembre 2011
In questi giorni si legge di una sfilza di genitori-nonni che sfornano allegramente la progenie tanto agognata. Madri alla soglia dei 60anni e padri 70enni. Beata incoscienza direi, io che ho 40 anni e due figlie di 8 e 4 anni a stento riesco ad arrivare a fine giornata.
Certo questi arzilli vecchiettini, saranno già in pensione, si muovono tanto, come diceva quella poveraccia a cui il tribunale ha tolto la figlia, e si imbottiranno di vitamine per mantenersi giovani.
Però, tolti i giudizi morali o religiosi, che non voglio dare, penso cinicamente a questi bambini. Carta di identità alla mano ….. saranno orfani al massimo verso i 20 anni, almeno di padre, anzi verso i 15 in teoria.
Quindi teenagers senza padre e con madre 75enne ….Terribile eh? Forse invece una vera pacchia….questi saranno ragazzini iperviziati, probabilmente abbienti, pure orfani, e con genitore unico, anziano, che non c’è la farà a fermarli, e cederà le armi su tutti i fronti.
No? Non è vero? Prenderlo sulla stanchezza, e vuoti di memoria non sarà così difficile……
Continuando la crescita e augurando vivamente lunga vita al genitore, per leggi di natura mediamente agli 85 anni si muore, se proprio non si è super longevi.
Quindi avremo giovani 20enni che erediteranno tutto, si spera quello accumulato dagli anzianotti genitori, incasseranno polizze sulla vita e si godranno finalmente un po’ di gioventù, vendendo la macchina familiare da 80enni ….. e facendo probabilmente tutto quello di pericoloso che gli è stato vietato quando sono cresciuti.
Certo potrebbe anche dirgli male ed avere longevi, ma dementi genitori che vivono ben oltre i 90anni essendosi imbottiti negli anni “fertili “ di vitamine e Omega 3, ed allora si troveranno a dover visitare le case di riposo per anni, o forse no? Sarà questa la vendetta di questi figli? Farsi vedere solo alle feste comandate? Alla fine non li si può accusare di egoismo ….. tranne se si vuol dire tale padre tale figlio ……
Un Appuntamento da non mancare: Alessio Pierro – METAMORPHOSES Vernissage 23.09.2011 Galleria Consorti
Vi voglio segnalare un appuntamento da non mancare. Segnatevi nelle vostre agende le date del Vernissage del pittore, Alessio Pierro [www.alessiopierro.com], uno dei miei preferiti, il 23 settembre 2011 alla Galleria Consorti in Via Margutta 52/a.
La Mostra sara’ aperta fino al 2 Ottobre 2011.
Di seguito il Comunicato Stampa per saperne di più’:
Vernissage: venerdì 23 settembre 2011, ore 18.30
Galleria Augusto Consorti – Via Margutta 52a, Roma
Venerdì 23 settembre, alle ore 18.30, la Galleria Augusto Consorti inaugura l’esposizione personale di Alessio Pierro dal titolo METAMORPHOSES, a cura di Giancarlo Guarnieri e Virginia Blake.
In mostra una decina di opere olio su tela e tavola di grandi e piccole dimensioni, e circa trenta lavori realizzati con inchiostri e pigmenti su carta, dove le “mutazioni di forma” assumono un ruolo dominante e ne sintetizzano la più recente produzione.
Nel nuovo ciclo ritroviamo “La liquidità del suo colore ad olio, le terre calde e cupe, le trasparenze e velature sapientemente cercate ed ottenute. L’atmosfera di reverie che emana dalle sue opere in cui l’ aria, l’ acqua, la terra ed il fuoco ci parlano di un mondo interiore terribilmente legato alla Natura, al corso del tempo, alla durezza del reale e al balsamo che l’ arte porta all’ osservatore attento e sensibile.” (G. Guarnieri).
“Emergono così misteriose figure antropomorfe dalle inquietanti movenze: teste, mezzi busti o corpi interi che si deformano, colano, esplodono nello spazio. Sono scarnificazioni di fattezze umane, dove le parti corporee si ricompongono in altre forme: scapole che divengono ali, colonne vertebrali che perdono gli arti fluttuando nello spazio, in una tensione in bilico con la disgregazione. Esseri primordiali, dall’ incerta natura e dalle forme mutevoli, espressioni della forza nascosta nell’ intimo dell’animo umano.” (V. Blake).
Alessio Pierro vive e lavora a Roma. Oltre a varie personali, tra le quali MoveArt al Palazzo Barberini di Roma nel 2001 e Alla luce dell’ ombra presentata a Montecarlo nel 2008, ha partecipato a manifestazioni internazionali ed ha esposto in numerose collettive.
ALESSIO PIERRO
METAMORPHOSES
Dal 23 settembre al 2 ottobre 2011
Galleria Augusto Consorti – Via Margutta 52a, Roma
Da lunedì a sabato: 10.30 13.00 – domenica: 10.30 13.00
Tel. +39 06 3614053 – www.galleriaconsorti.it – info@galleriaconsorti.it
Il mio 9/11 a New York 10 anni fa
Pubblicato da Miriam in 9/11, cronaca, Diario, New York, Riflessioni, Storie di Vita Vissuta, Uncategorized, USA, Varie, Viaggi il 10 settembre 2011
10 anni fa vivevo a New York, Manhattan, sulla Upper East Side, a due blocchi da Central Park in un piccolo e carissimo appartamento vicino alla metropolitana. Mi ero appena trasferita e sposata dopo 5 anni di vita e lavoro in Israele. Un Israele della seconda intifada, violento, cupo, con gli attentatati.
New York, a me romana, mi era sembrata una salutare boccata di smog, e un sollievo dall’incubo del terrorismo. Finalmente, pensavo, potevo prendere gli autobus e metropolitana come una “idiota” senza guardarmi intorno. Al massimo guardarmi il portafoglio.
La prima cosa che si ricorda del 9/11 è che si ricorda tutto, veramente pazzesco, sono rimasta in contatto con una collega e scambiandoci degli email qualche giorno fa, sembravano scritti con la copia carbone di una volta. I minuti sono rimasti scolpiti nella mente di chiunque era a New York quel terribile giorno.
Il 9/11 ero nell’ufficio SPSS, il mio ufficio al sesto piano dell’Empire State Building.
Come tutte le mattine, si controllava la posta, quel giorno avevamo un corso di aggiornamento. Alle 9:00 vedo sul mio PC una breaking news, un piper ha colpito il World Trade Center. Guardo la foto e penso, che il fumo era troppo per essere un piper, e dopo 5 anni in Israele penso automaticamente ad un attentato, anche se non lo dico ai colleghi che infatti non erano minimamente preoccupati dalla notizia.
Erano molto più interessati alla colazione che l’ufficio offriva giornalmente ed infatti erano tutti in cucina, ero io l’unica che guardava le notizie.
Il tempo di raggiungerli e incominciare a bere quella brodaglia di caffè americano ed addentare un begel con lox, che alle 9:15 gli altoparlanti interni annunciano: This is the NYPD evacuate immidetially the building by elevator, repeat …..” Che vuol dire Questa è la NYPD evacuate immediatamente l’edificio tramite ascensori, ripeto ….”
A quel punto, il mio sospetto è diventato certezza, qui stava succedendo qualcosa e se ci volevano fuori immediatamente, come minimo poteva esserci un allarme bomba.
I miei colleghi americani, hanno reagito in modi diversi, fra lo stupore quasi tutti, qualcuno un muto panico, e soprattutto tutti lentissimi.
Io invece ho disobbedito, pensai che stando solo al sesto piano sopra i negozi, quindi più o meno come al decimo, non sarei mai stata in fila con i centinai di impiegati ad aspettare gli angusti, ebbene sì diciamolo, ascensori dell’Empire State Building. Se ci volevano immediatamente fuori, così avrei fatto. Ero sopravvissuta a Israele di certo non mi facevo incastrare a New York in un ascensore, pensai.
Tirai per la manica un giovane collega con la moglie incinta che doveva partorire nella settimana, lo convinsi e ci precipitammo, letteralmente nelle scale di emergenza. Aprimmo, meglio, sbattemmo in faccia ad un povero pompiere la porta antincendio, prendendoci una marea di insulti, ma io mi scusai in perfetto italiano, dicendo, scusi, non capisco!!
Uscimmo 20 minuti prima dei nostri colleghi che arrivarono, quasi tutti, pure senza borse allo Starbucks all’angolo.
Sulla strada c’era un numero impressionante di macchine dei servizi segreti che sfrecciavano verso le torri, ambulanze, pompieri.
Decisi, che il direttore dell’ufficio poteva tornare da solo a lavoro, secondo lui dovevamo aspettare che ci dicevano di tornare in ufficio.
Disobbedii per la seconda volta, con un gruppo di colleghi andammo da Macy’s, da lì si potevano vedere le torri, ambedue a quel punto, immagino verso le 9:45 erano colpite e completamente avvolte in un fumo densissimo e nero.
Io e Linda, una simpatica e tranquilla collega di Long Island decidemmo di non tornare in ufficio. Con un altro collega convincemmo un collega esagitato di Buffalo a non andare verso le Torri, voleva andare ad aiutare le persone ferite!, ma ha tornare in albergo.
Mentre ci incamminammo verso Time Square, ormai certi che fosse un attacco terroristico, mi ricordo ancora che fermai un poliziotto ispanico che sentendo il mio accento italiano lo scambio per ispanico e mi parlò in spagnolo e mi disse che ci stavano attaccando, che eravamo in guerra, il Pentagono, le torri e anche la Casa bianca. Per ore ci fu la voce che anche la Casa Bianca era stata colpita.
Sinceramente rimasi senza parole. Non ero neanche in panico. Continuai a camminare neanche due minuti, poi penso che tutta Manhattan urlò, mi girai automaticamente verso le Torri, saliva verso il cielo quello che posso descrivere come una nube simile in altezza ad un fungo atomico. La gente era scioccata, ma c’era anche qualche deficiente che correva dai negozi di elettronica con le videocamere per immortalare l’attimo. Una delle due torri era crollata.
Vidi un carro di pompieri fermo sulla 5th avenue con loro che piangevano seduti sul marciapiede. Non me lo scorderò mai un pompiere che sembrava un ragazzino, biondino, che singhiozzava seduto per terra. Per loro fortuna non erano arrivati in tempo alle Torri, ma probabilmente avranno sentito tutto con le loro radio.
La gente era, e in questo, solo In Israele ho visto tanta calma dopo gli attentati, calma, un calmo panico, e una totale incredulità.
La polizia incominciò ad evacuare tutti i grattacieli, milioni di persone si riversarono per strada. I taxi sparirono, neanche uno. Gli ultimi autobus imprendibili. Metropolitana chiusa.
La mia collega Linda venne con me a Time Square, mai vista così piena, credo che ci sarà stato un milione di persone, tutti a guardare i maxi schermi, le torri che crollavano, il pentagono in fiamme, non c’era ancora notizia dell’altro aereo, ma si diceva di forse altri aerei dirottati, forse uno diretto su New York.
La gente era muta, nessun urlo, grido di rabbia, qualcuno piangeva, ma pochi ne ho visti.
Decisi di allontanarmi al più presto dal business district, pensando che era proprio il posto sbagliato dove stare. Abitavo sulla E96 and Lexington avevo 60 blocchi verso east da fare con milioni di gente e un attacco terroristico spaventoso in corso, meglio andare via e veloce. Dopo anni in Israele era veramente allucinate che arrivata a New York mi trovavo in questo casino.
Non mi sentii di abbandonare Linda e camminai con lei fino a Penn Station.
Poi cercai disperatamente un telefono, i cellulari non funzionavano più. Vidi una lunga fila ad un telefono, capii che quello funzionava, ovviamente non avevo un quarter, datomi gentilmente da un elegantissimo stock broker.
Mio marito aveva lavorato tutta la notte come correttore di bozze. Quando finalmente arrivò il mio turno, era appena uscito dalla doccia, ed al mio probabilmente isterico, le torri sono cadute, non so come tornare a casa, giustamente, mi ha risposto, se fossi impazzita, non sapendo niente.
La polizia aveva chiuso Manhattan e chiedeva alla gente di andare direzione Nord. Per circa 30 blocchi ho camminato con un gruppo di brokers, uomini e qualche donna, che maledicevano le scarpe con il tacco….Uno per tirare su il morale di tutti ci fece ridere e disse, Nord fino ad un certo punto, mica mi voglio fare rapinare dopo tutto questo!! Guarda come sono vestito! Infatti era proprio elegante.
Ci fermammo sulla 60esima di fronte a Sack Fifth Avenue. Questo gruppo di persone, nessuno viveva a Manhattan, decise di fermarsi lì ed aspettare o alla peggio cercare un albergo, si era fuori dall’area del business district ritenuta più pericolosa. Io dopo aver bevuto qualcosa, ripreso fiato, e ripresami un attimo dallo shock, molti parlavano di una nuova Pearl Harbor, che dopo di questa gli USA sarebbero andati in guerra, e che gli avrebbero spediti all’età della pietra, questi i commenti più comuni delle persone con cui ho camminato, ho ricominciato il mio cammino.
Nel frattempo la mia più cara amica Roberta, che studiava alla Columbia sulla 110 and West, ma abitava a Queens, si diresse a piedi verso casa mia, non potendo tornare a casa.
Io ci misi un’altra ora e trovai mio marito sulle scale del nostro palazzo ad aspettarmi.
Riuscii a chiamare Roberta, che ancora per strada mi disse che prima o poi arrivava. Nel supermercato vicino casa, la gente invece dimostrò il lato irrazionale, fece incetta di pane, latte, acqua e simili. Mio marito che è del Midwest, diceva, mica è un tornado è un attacco terroristico.
Andammo al nostro ospedale di quartiere, Il Lexington Hospital, avevano lettighe e dottori pronti anche sulla strada, ma non arrivava e non arrivò nessuno. Ci dissero che di donazioni di sangue non ne avevano bisogno.
I jet militari volavano su New York.
La sensazione era irreale, si capiva che probabilmente di sopravvissuti non ce ne sarebbero stati molti, forse nessuno. Tutti si aspettava che Giuliani parlasse la sera.
Incontrammo una amica carissima di mio marito, era assolutamente isterica. Ci disse che lei era stata su uno degli ultimi treni della metropolitana che si sono fermati al World Trade Center, la sua fermata per andare a lavoro. Ci disse che quando uscì dalla metropolitana la prima torre era già stata colpita e vide la gente gettarsi dalle finestre. Lei corse dentro la metropolitana, e in lacrime lo disse agli altri passeggeri, che incredibilmente non le credettero che c’erano persone che si gettavano dalle torri. Era completamente devastata. Non sapevamo cosa dire, letteralmente.
Giuliani parlò, non c’erano sopravvissuti. Bush divenne il Presidente di tutti, che guidò una nazione in ginocchio ad una guerra senza fine contro nemici che non rispettano nessun codice e regola.
La sera, anche dove abitavamo incominciarono a vedersi i tristemente famosi volantini con le foto delle vittime, che tappezzarono New York per settimane. Vedemmo anche la famiglia di un manager, credo della Cantor Fitzgerald, che di fronte alla loro elegante casa di Central Park accendevano le candele di Shabbat vicino al volantino di missing del padre. Purtroppo era nel piano dell’impatto e non tornò.
Il giorno dopo, a Manhattan il vento cambiò, l’odore era insopportabile, un odore mai sentito prima, un odore di morte e che spero di non sentire mai più.
Nei giorni seguenti, la vita ricominciò, i funerali, i volantini di missing, che piano piano diventavano sempre più sbiaditi, le evacuazioni quotidiane del mio ufficio, ormai andavamo a lavoro con le scarpe da ginnastica. Un collega anziano si rifiutò di farle, disse che preferiva morire alla scrivania che di infarto. Un’altra collega si ruppe la caviglia, spinta da un energumeno che la schiacciò sulle scale.
La metropolitana, idem. Insomma, lasciai Israele nel bel mezzo della seconda intifada e mi ritrovai New York nel post 9/11.
La nota più assurda che all’Empire State Building misero un metal detector come all’aeroporto, dove era assolutamente vietato il taglierino. Allora in un edificio di uffici, dove si aprono pacchi, lettere e simili, il taglierino serve no?, Mica si può dirottare un ufficio, no?
La segretaria, ci aveva avvertito, se gli toccavamo il taglierino, acquistato pre 9/11 ci faceva aprire i pacchi con i denti…..
Ma chi sono quelle sciagurate che scrivono a Parolisi?
Pubblicato da Miriam in cronaca, Italia, Riflessioni, Uncategorized, Varie il 4 agosto 2011
Leggo con amarezza ma non stupore, che ci sono decine di donne che scrivono lettere d’amore a Salvatore Parolisi che siede in carcere perché sospettato di avere orrendamente ucciso la propria moglie.
D’altra parte non è il primo caso, migliaia di persone scrivono a imputati e carcerati eccellenti, arrivando anche a sposarli.
Che cosa scatta nella mente di queste persone? Voglia di protagonismo? Ricerca dell’orrido? Come una persona mentalmente sana, può cercare volontariamente il contatto con una persona che siede in cella?
E nel caso di questo Parolisi? La vicenda di per se’ tristissima e sconvolgente, se l’accusato, fosse veramente colpevole, vorrebbero ricevere una lettera di risposta da un potenziale feroce e freddo assassino? Ma non gli tremano i polsi al solo pensiero?
Come si fa a scrivere “ti voglio bene” a uno mai visto e conosciuto e pure sospettato di un efferato delitto? Ma con quali valori vivono queste persone? La vita non è un reality.
Vorrei chiedere a queste persone come possono scrivere lettere del genere. Posso capire avere dei dubbi sull’operato degli inquirenti, errori anche clamorosi possono sempre accadere, ma proclamare amore e ammirazione per una persona sospettata di omicidio, prendere carta e penna, cercare l’indirizzo della prigione, spedire la lettera e magari aspettarsi pure la risposta, è veramente una cosa al di fuori della decenza e dalla normalità.
Continuo a pensare che tutta questa sovra esposizione e informazione, ore ed ore di programmi televisivi, trasformino erroneamente tutti i vari Parolisi, Amanda, Franzoni, Sabrina, Michele, etc. in eroi negativi e tristemente “beniamini” del pubblico. La gente tifa per loro. Ci si dimentica che siamo arrivati a sapere della loro esistenza per fatti di cronaca, cronaca nera, e non dobbiamo fare il tifo, ne’dividerci in fazioni, ma solo aspettare che la giustizia faccia il suo corso, sperando che non ci siano errori.
P.S. Il post è volutamente senza foto: Parolisi, per presunzione di innocenza che ancora per legge gli si deve dare; Melania Rea, che riposi in pace.
Ma come si affannano a criticare il sarcastico Keanu Reeves
Pubblicato da Miriam in cronaca, Ebook, Libri, Riflessioni, Satira, Twitter, Umorismo, Uncategorized, Varie il 3 agosto 2011
Sono un paio di giorni che dall’articolo sul Guardian e BBC all’ultimo su Repubblica leggo recensioni sulla prima fatica letteraria di Keanu Reeves, Ode to Happines, un libricino illustrato, sarcastico, “dark”, che indulge ironicamente sulle miserie quotidiane, ingigantendole ad arte, ridendoci sopra, e soprattutto dichiarando che la Felicita’ non esiste.
Ah, come si affanno tutti i giornalisti a dire che, non no, sarà l’attore, piagato da sventure personali indicibili, e noto lupo solitario, che vede tutto nero. Che dovrebbero offrirli un ruolo in una commedia romantica con Reese Whiterspoon per tirargli su il morale.
Non è permesso, neanche a un VIP, di essere malinconicamente lasciato in pace. Si deve essere felici per forza.
Felici eh? ma se si agitano cosi’ tanto, Repubblica l’ha bollato psicologia da VIP, non hanno invece paura di un ovvio libricino scritto per scherzo, che dice realisticamente che la felicità non esiste? Veramente, si può dire di essere felici?
Magari contenti, ok, va bene, ma felici 24 ore su 24? Ma neanche un Santo….
Keanu Reeves, avendo raggiunto uno status che i comuni mortali non hanno se ne infischia probabilmente di tutti i rompiscatole che gli dicono di essere felice, di suggerimenti smielati, dei buonisti che vogliono salvare il modo, e che la vita bla bla bla bla, e si gode il suo panino in pace in un parco in perfetta solitudine e silenzio, e migliaia di isterici non dovrebbero fare addirittura un giorno per tirargli su il morale (“Cheer Up Keanu Day” il 15 giugno).
Non avere un sorrisetto falso stampigliato tutto il giorno, postare idiozie sul tuo twitter o facebook, del genere: che bellissima giornata! Amo la vita, sono felice, tanto non ci crede nessuno… dovrebbe essere un diritto sacrosanto.
Anzi quelli che veramente sono deprimenti sono gli ottimisti che vogliono essere sempre felici, quelli che quando gli parli hanno un matrimonio felice, casa perfetta, bimbi belli, sani e intelligenti, la vita è cara ma va bene così, e quando tu pessimista e malinconico dici che la tua vita è incasinata, matrimonio oh Dio mio!!, i bambini ti fanno impazzire, felice? Ma che scherzi? Sentenziano: Si DEVE essere felici, DEVI fare qualcosa!!
Allora, secondo voi chi è veramente l’infelice? Quello che dice che ha una vita felice da pubblicità Spic e Span o il pessimista malinconico che sarcasticamente va avanti?


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